giovedì 15 dicembre 2011

Chiudi le porte, è carnevale.

Travestito da cuore rotto i suoi battiti correvano sull'asfalto come macchine impazzite.
Suonavano le sirene, e il veleno circolava nelle  loro vene asciutte.
Dopo quattro passi, due bicchieri e il vuoto, inclinavo la mia testa al cielo e le nuvole sorridevano cattive.
Ricambiavo quei sorrisi e le lacrime salate divoravano la faccia, sporca con il trucco dei pagliacci.
Chiudi questa porta, io sto soffrendo, in una stanza e la tristezza con le sue teste di cervo.
Chiudi questa porta, è carnevale, e le ferite si travesto da sciroppo alla ciliegia, e sempre quel sapore aspro confonde questa bocca.
Si voltò velocemente, come il fulmine precede il tuono che lo ama, socchiuse gli occhi e ad alta voce mi urlò diretto:
Non esistono porte da chiudere in questo finto mondo, sotto questa poca luce, dentro questo freddo atroce. Non esistono finestre, e l'aria è sempre la stessa, che gira, gira e gira ancora. Non esistono carnevali perché la vita è un teatro di maschere,sempre; e le tue ciliegie sono ancora acerbe perché in inverno si stancano di crescere.
Chiusi il cuore, le mie parole.
Tutte quante loro smisero di cantare e il cielo con la sua pioggia cominciò a bagnare tutto.
Il veleno finì di scorrere e il cuore rotto scese dalla macchina senza voltarsi mai per salutare.

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