Si era perso con la sua piccola barca in un mare di velluto, un sole di fuoco spento e il vento che cresceva lentamente.
Ripeteva sempre le stesse frasi, di emozioni mancate e di giorni sepolti alle spalle, senza troppa fretta, mentre con una mano accarezzava l'acqua.
Una tempesta avrebbe rovinato tutte quante le sue fantasie, e come un giovane obeso si lascia cadere sul morbido prato, calpestato i suoi sogni.
Non si accorse del fulmine dietro le sue spalle, non si accorse del sapore di pioggia che l'aria trasportava.
Lasciò i remi e si sedette, guardava l'orizzonte, e quella linea che si intromette tra mare e cielo sembrava un filo di cotone.
Lontano da casa, da tutti i battiti della sua vita, lontano da finte speranze e futuri incerti, lontano da amori indecisi ed opprimenti gelosie.
Le onde crescevano gonfiandosi impetuosamente, la barca si alzava e scendeva rapidamente come i battiti di un cuore che non sa ancora cosa affrontare.
Il suo volto si dipinse di angoscia mentre la seta bagnava quel corpo inerme.
Le tempeste nella nostra vita spesso ci aiutano a ragionare, a contare i battiti che aumentano, a decidere di dover restare fermi ed aspettare che il sereno torni, ad avere paura di perdere tutto, a rischiare per non sentirsi abbandonati.
L'incerto naufragare di quel cuore si perse arenandosi su coste sconosciute, lì sarebbe cominciata la sua vita, se solo avesse deciso di respirare ancora.
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