Mi è servito un po di tempo, per elaborare tutte le sensazioni, le emozioni che si riescono a provare in un giorno, al cospetto di un evento mai vissuto prima. E ancora oggi dopo molti giorni non riesco ancora a concretizzarle tutte in una frase, in un testo. Tra sconosciuti che immagini di conoscere da una vita, tra folli che esultano il loro essere in maniera vistosa, tra gente che somiglia al tuo vicino di casa, tra carri colorati, tra spezzoni politici, tra ragazze e ragazzi pieni di felicità, con la voglia di divertirsi, di trascorrere un giorno senza temere che chi ti sta accanto possa giudicarti, un giorno dove forse la tua voce assieme a quella di migliaia di gente può arrivare a quella gente che decide per te, per il tuo futuro.
Perché al mondo ci sono ancora persone della comunità LGBT che non conoscono le sorti del loro futuro ne tantomeno se per loro un futuro ci sarà.
Al pride ti ci avvicini per gradi, quando sei a casa ti lasci influenzare dalle uniche immagini che passano alla tv, un festoso carnevale, con carri tematici e transoubrett a carico, uno show di drag che si smuove tra la folla, l'esibizionista nudo. Poi comincia il viaggio verso la Mecca, un pellegrinaggio, e in metro ancora ti domandi chi possa essere quello che vedrai al pride e sicuramente riconosci ancora chi con molta difficoltà tende a vederti come normale, come un suo pari.
Poi arrivi li, in piazza, e vedi tutto, i carri, le tras, le drag e tutta la tua comunità, quella che come te vive ogni giorno la propria vita, chi con le sue difficoltà, chi con le proprie gioie. Ed è un emozione incredibile, al limite del pianto, ti senti come in una seconda famiglia, circondato da tantissimi fratelli e sorelle che sorridono, non c'era viso che non fosse colpito da un sorriso di quelli che non ho mai visto in vita mia. Senti il bene di uno sconosciuto, e quella è una sensazione indescrivibile se non la provi.
Non è un carnevale, è di più, è una festa, una pacifica festa, è un numero inizialmente indefinito di persone che vogliono farsi sentire, che vogliono ribadire a chi gli sta intorno che non siamo più quella legenda e quella barzelletta che passa di bocca in bocca, siamo persone, comuni, eccentriche, felici, tristi, sobrie, intelligenti, svogliate, lavoratori di ogni genere, figli, padri, madri, quello che nel mondo già esiste.
Tutte quelle persone non sono li per ribadire al mondo che siamo diversi, ne superiori, ne speciali. SIAMO UGUALI, ma è la società che ci tratta da diversi, è la società politica che non ci tratta allo stesso modo di un cittadino che a loro detta fa parte della casta privilegiata.
Molti slogan lasciano capire che siamo i cittadini di un mondo di serie B, ma il nostro modo di lavorare, di parlare, di AMARE si eguaglia pienamente a quello che dovrebbe essere un unico mondo di serie A.
I colori ci sono perché senza colori il mondo sarebbe triste, perché siamo tanti e vari, perché nasciamo tutti da un'unica fonte. La musica c'è perché non siamo ad un corteo funebre, siamo alla celebrazione di tutte quelle vite che camminano assieme, sotto un sole rovente, senza scocciarsi mai.
Non ho visto una comunità ghettizzata, perché non c'era la linea netta tra strada e marciapiede, la gente si univa al corteo, applaudiva, sorrideva, ballava, si emozionava.
Per me quella strada in quel momento è diventato un posto sicuro dove essere felici e se stessi era la cosa più bella del mondo. Tutte le strade dovrebbero essere così, anche quando sei da solo col tuo compagno; e non devi temere di essere aggredito, ridicolizzato, insultato.
Facciamo parte di una battaglia, cominciata 30 anni fa, cominciata da persone che meritano oggi le nostre adesioni, il nostro sorriso, le nostre voci, le nostre facce, anche se mi domando perché dopo 30 anni solo poco è cambiato per l'Italia, perché c'è ancora gente che ci guarda con disprezzo, perché c'è ancora chi non capisce il nostro amore e non eguaglia i nostri diritti ?
Non esistono persone che vogliono imporsi come modello di vita da emulare, esisto solo persone che vogliono essere uguali a tutte le altre perché i doveri sono gli stessi e devono esserlo anche i diritti.
Poi quando troverò modo di descrivere a parole le altre emozioni, anche quelle che hanno potuto turbarmi, lo farò sicuramente.
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